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ALTA... MURA DI CASA!!!

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  Cucinare è senza alcun dubbio mettersi in gioco, per dare sfogo al proprio estro o magari per il solo vanto personale, talora rischiando di peccare di presunzione, fin troppo se l'oggetto della sfida è un prodotto protetto dal consorzio di tutela contro le contraffazioni, che da venti anni indossa il bollino Dop e che concorre a prendere parte al patrimonio immateriale dell'Unesco; tuttavia se la vena c'è... perché mai tapparla, potendo poi anche usare il proprio forno di casa, che le donne di allora ne avrebbero pagato ammenda, e per di più non dovendone di sicuro esibire la riuscita pubblicamente; il giusto approccio per questa impresa è anzi della sana e verace umiltà con la consapevolezza di baloccarsi ad imitare una ricetta sì divenuta manifesto, ma nata come tante altre dalla necessità... quando il companatico rappresentava il superfluo, questo cibo durevole nel tempo era ciò che di più irrinunciabile per la sopravvivenza di contadini e pastori. Col giusto atteggiam...

DI MALELINGUE e FICCANASI!

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"Stare sempre fra i piedi come il prezzemolo"... in questo caso non si può farne a meno, qui questa erba versatile e impiegatissima in cucina si distingue e si fa soggetto in una fra le ricette divenute salde istituzioni della cucina regionale italiana, una salsa dal colore brillante, da qualche anno appartenente ai Prodotti Agroalimentari Tradizionali del Piemonte e protagonista di un famoso festival locale dove viene celebrata, interpretata e perfezionata da gruppi di partecipanti ad una popolare competizione ludico-culinaria: il 'bagnet verd', tradotto dal dialetto "condimento verde per cibo, bagna", un eclettico accompagnamento per molti prodotti e preparazioni, dalle tartine alle uova sode, da una semplice fetta di buon pane ai formaggi, dal solo grissino torinese alla Campagnola buschese di Cuneo o al Giaco di Pinerolo... è ciò che si racconta nel libro di Vailardi, cuoco pasticcere al servizio di casa Savoia e proprio cosi aveva immaginato che fosse i...

PIZZA CON LA "JETA"

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Fuori dorata, prende colore dal suo ripieno, originariamente fatto di bieta, a Napoli "jeta". Di questa umile ricetta parlò nel '700 tal Vincenzo Corrado, "cuoco galante" pugliese che per la prima volta scrisse di cucina mediterranea e regionale nel suo trattato su materie prime, preparazioni e cortesie con cui deliziava, alla corte di Napoli, tutta la nobiltà d' Europa; qui la inserì fra i piatti PITAGORICI, che come lo stesso Pitagora suggeriva, dovevano prendere spazio in una dieta salutare per corpo e spirito: era il tempo in cui i napoletani, prima di passare alla storia come "mangiamaccheroni", erano rinomati "mangiafoglie". La storia si ripete come per altri piatti umili... quando la pizza cotta a legna diviene lusso, le donne coi carretti dei "vasci" napoletani friggono nella sugna l'impasto cresciuto ripieno altresì di erbe dal sapore amarognolo, scarole o friggitelli; la "a ogge a otto", mangiata oggi e p...

Un primo anni '80

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Il piatto AMARCORD nuovamente attuale... In un'epoca in cui in cucina si sperimenta e si azzarda alla ricerca di sapori imprevedibili, insoliti e che sappiano sorprendere, tornano a far capolino ricette con un trascorso forte, chissà sfuggite oppure sottratte a malsane abitudini e demonizzate perchè poco "in linea" con le tendenze salutistiche del momento. Tra queste un piatto dalle origini perse nel tempo, raccontato nelle cucine delle case italiane e nelle pagine dei menù dei locali notturni di quegli anni, i primi '80 delle salse alcoliche, delle crepes e delle gelatine.  Tognazzi ne inserì una sua prima versione nel ricettario pubblicato dopo l'uscita di un suo famoso film, colui che amante della buona tavola, da buon anfitrione sfamava e deliziava amici e parenti dalla "cappella di famiglia"... è qui che affiorano dai ricordi le case della nostre mamme, le cene numerose, i frigoriferi strabordanti, le ricette ricche di panna e di cibo di conforto. F...