ALTRO CHE RAGÙ!

Nei giorni di calma dove il tempo corre lento cucinare diventa necessità, carezza, questo manicaretto ha riempito gli umori della mia casa nel giorno di un' epifania, è più di un ragù, è molto più di un piatto di pasta, colma la pancia e lo spirito; la leggenda parla di porti di Napoli, di marinai da sfamare nell'800, di un tal "O Genovese" vissuto tre secoli prima e di chissà cos'altro ancora indietro, di evoluzione del piatto nei secoli, l'unica cosa certa e SICURA è che si possa parlare di umiltà, sincerità, genuinità.

La Genovese

Occorre pensare in anticipo per realizzare questo morbido sugo, si taglia a fettine sottili un kg abbondante cipolle dorate, si versano nell'olio con una costa di sedano e una piccola carota tritate fini, poi si adagia in pentola mezzo chilo di vitello tagliato a spezzato, due piccole foglie di alloro, si abbassa la fiamma e si lascia andare per quasi tre ore, risulterà difficile dimenticare di mescolare il tutto per evitare che attacchi sul fondo, l'odore andrà lentamente ad attirare l'attenzione e la curiosità; si versano poi due bicchieri di vino bianco, uno alla volta finché ognuno non sia stato assorbito e poi ancora ci si adopererà per ignorare il tutto per un'ora ancora... la carne si sfilaccerà e verrà abbracciata dalla cipolla diventata ormai cremosa e traslucida. Bisogna ricordarsi di condirvi la pasta, circa 400 Gr per questo sugo, io ho scelto dei rigatoni, i rigacuori, la genovese abbraccia più volentieri la zita, quella.da spezzare doverosamente a mano (io da bambina mi ferivo la meni nel farlo!!!)

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