CHE LA FAVA MI PERDONI!
La mia è una rivisitazione azzardata in punta di piedi e per necessità di un piatto povero ufficialmente consacrato, delizioso abbraccio dolce amaro pugliese di antiche origine, se ne sussurra l'origine greca e persino egiziana, unione di erbe selvatiche (le cicorie) e di legumi (le fave) frutto di coltivazioni alternative date a nutrimento di terre destinate alla coltura di cereali e di cui i signori non ne rivendicavano il consumo; piatto contadino riconosciuto in tutto il mondo, lungi da me profanarne la natura, piuttosto posso aver dato l'onore di farne parte ad un legume meno apprezzato ma altrettanto dignitoso.
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Piselli secchi e cicoriaSi fa soffriggere un trito di cipolla nell'olio, si versano i piselli secchi decorticati (quelli avevo, la mia confezione di 300 gr) e si bagnano mano mano con acqua in ebolizione mescolando fino a cottura, i piselli dovranno essere poltiglia e l'ultima acqua asciugata fino a mantenere una consistenza ferma ma non troppo dura (ci vorranno una quarantina di minuti); si servirà sul piatto con della cicoria fine, meglio selvatica (un bel mazzo) passata direttamente in padella con olio, aglio e peperoncino e.del pane abbrustolito, Io l'ho preparata assieme a della zucca fresca, messa in forno a fette e con la buccia, dell' aglio, olio, rosmarino e una spolverata di pangrattato a darle croccantezza.
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